11/05/2015No Comments

#nextrieti terzo giorno, post-it e alianti

P1100552

Dopo aver passato molto tempo in immersione totale e in modalità ascolto, ora, al terzo giorno ci sfoghiamo un po’. Credo che per tutti sia importante perché la testa è piena e qualcosa deve cominciare ad uscire per fare spazio ad altro. Ci uniamo in una sala, aperta sulla piazza principale della città, dove Federica e Gasapare che ci aiutano nel percorso, hanno appeso un cartellone lungo lungo diviso in area tematiche. Ognuno ha un pacco di post it e deve sfogarsi su questi in modo che ci sfoghiamo sì, ma non perdiamo dei pezzi. Io, proprio perché li uso molto, sono un po’ allergica ai post-it. Allergica sì, ma la fiducia c’è cmq, mi bruciano un po’ gli occhi, ma andiamo avanti tranquilli. Siamo all’inizio e il gruppo di persone coinvolte, non può che produrre belle cose! È un primo confronto pubblico tra di noi, entriamo nella testa dei singoli e di noi come gruppo. Forse non è proprio un confronto, come dice Pino, siamo un po’ banali, pensiamo un po’ le stesse cose. Ma invece il muro si riempie, sempre di più.

Per confonderci un po’ d’idee, per il pranzo partiamo per vedere un altro luogo importante e inaspettato di Rieti: l’aeroporto. Scopriamo che a Rieti c’è una vera e propria riserva naturale aerea. Incontriamo gli appassionati di volo a vela e vediamo prendere il volo alcuni alianti. Di nuovo scopriamo persone molto convinte e interessate in quello che fanno e riescono a passare a noi la loro partecipazione. (io, lì dentro e in alto, non andrei mai… )

La sera, una ventata di energia positiva con i contributi di Annibale D'Elia, Dirigente Regione Puglia, Christian Iaione, docente di governance dei beni comuni presso la Luiss Guido Carli, Carolina Pacchi, urbanista e ricercatrice in Pianificazione Territoriale e Ambientale presso il Politecnico di Milano, Palma Librato, Architetto e coordinatrice scientifica del Festival Internazionale di Architettura Pugliarche Milena Schauer, assessorato all'urbanistica della città di Nordhorn (Germania).

Da loro sentiamo di progetti realizzati, di strategie, di casi di successo, anche con storie molto diverse tra loro. Io sono particolarmente colpita dall’approccio condiviso da tutti loro rispetto alla modalità: prova e azzecca. Andare per tentativi, provare anche qualcosa d’improbabile (costruire la casa partendo dal tetto…). Forse mi piace perché fa parte del mio modo di fare, i prototipi, gli esperimenti, l’idea del: io ci provo, poi vediamo cosa succede. Per me, vuol dire, non aspirare alla perfezione, ma partire con risorse esistenti, anche se molto piccole. Iniziare, farsi vedere, creare legami. Essere anche pronti al fallimento. Nonostante sia tardi, usciamo dalla sala pieni di bella energia e pronti a partire con la sperimentazione!

Questo post è stato pubblicato su: http://www.nextrieti.it/it/la-residenza/item/363-giorno-3-di-nuovo-liat-rogel-un-primo-confronto-pubblico-tra-di-noi,-entriamo-nella-testa-dei-singoli-e-di-noi-come-gruppo.html

09/05/2015No Comments

#nextrieti Primo giorno, l’incontro attraverso gli occhi degli altri

P1100414

Il 07 Maggio parto per Rieti, una città che non ho mai visitato prima. Non ne so quasi nulla e mi incuriosisce molto. M’incuriosisce anche il percorso progettuale che propone RENA. Ci sono, in effetti, in questo percorso due appuntamenti al buio. Il primo con una città (con la sua fabbrica abbandonata e altre meraviglie che andremmo a scoprire). Il seconda con un gruppo di persone con i quali mi troverò a lavorare in modo intensivo nei prossimi giorni.

All’arrivo, venendo da Roma, incontro qualcuno del gruppo e cominciamo già a fare due chiacchiere. Pare, per ora, che il secondo appuntamento al buio con le persone, stia andando molto bene. Siamo tutti un po’ “ibridi”: Architetti, designer, urbanistici, project manager, che però sono anche altro. La formazione e l’esperienza non sempre coesistono e tutti hanno una passione per le persone, per i luoghi e per le relazioni. Dico che “per ora” va bene perché 10 giorni di lavoro sono una dura prova anche per le relazioni oramai consolidate! Ma siamo ottimisti!

P1100433

L’appuntamento al buio con Rieti, è diverso. La strada da Roma apre un paesaggio meraviglioso e verde, un cielo limpido, l’aria bella. Promette bene. Promettono bene anche le mura della città e i palazzi vecchi. È Bella. In un appuntamento al buio, l’estetica è la prima a colpire. Arriviamo nella piazza principale che è sotto restauro (la città ha cura di sé?). Ci sistemiamo in albergo, nella piazza centrale. Un albergo fermo nel tempo: un lusso di altri tempi, una pesantezza di fermo. Sto pensando se questo può essere un po’ simbolico.

Nel pomeriggio continua la conoscenza con il gruppo di lavoro per poi, la sera, incontriamo le persone di Rieti che ci ospitano.  Questa, è una parte molto strana dell’appuntamento. A questo punto, sembra un matrimonio combinato: sentiamo parlare di Rieti (e della ex-Snia Viscosa) da persone che la conoscono o la rappresentano. Riceviamo subito una serie di informazioni (dirette e non dirette) su questa città che non abbiamo ancora visitato.

P1100418

Il primo vero incontro lo facciamo attraverso gli occhi e le parole di altri. Siamo tutti in ascolto, siamo tutti curiosi di conoscere migliore Rieti.

Stefano Paleari, Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), ci chiede di pensare a Rieti, proprio perché non è un grande centro. L’Italia, dice, si distingue per la creatività diffusa, anche nei piccoli centri. Ci chiede di riflettere sui punti deboli e trasformali in punti di forza. Ci dice che si va lontanti solo se non si sa dove si va… ( e io non posso non pensare al dialogo famoso tra alice e il gatto.)

Alessandro Profumo, Presidente Monte dei Paschi di Siena ci, dice che dobbiamo conquistare la comunità. Che i cittadini devono accettare il progetto e solo così che diventa attrattivo. Ci ricorda che esiste una tendendenza, proprio dei giovani, di lasciare le grandi città e trovare la qualità della vita fuori, più vicini alla natura. Ci chiede di riflettere sul lavoro, quello che vuol dire oggi e quello che vorrà dire. Ci chiede la sostenibilità.

Il Sindaco di Rieti, Simone Petrangeli, ci dice come la Snia viscosa è simbolo d’innovazione così come simbolo di blocco. È il moderno fermo (un po’ come l’albergo?!). Desidera per la sua città soluzioni concrete che possano creare ponti e aperture. Noi, lì a Rieti, per lui, siamo già il simbolo di apertura. Ci accoglie, con la sua giunta a braccia aperte.

P1100424

E noi? Ora, senza ancora aver veramente conosciuto Rieti, senza aver parlato a quattro occhi, senza aver fatto una camminata mano per la mano, cosa ci aspettiamo? Che cosa pensiamo di portare noi a Rieti? Portiamo competenze, passioni ed esperienze, non ancora idee, non ancora strategie. In fondo, il bando nasce proprio per trovare un capitale umano.

Crediamo che la ex Snia Viscosa possa RIGENEREARSI. Pensiamo che possa diventare uno SPAZIO ABILITANTE dove le persone riescono a trasformare le proprie capacità in sviluppo. Uno spazio FLESSIBILE, che cambia con il tempo, che si adatta che non si blocca più. Auguriamo a Rieti di valorizzare tutte le ricchezze che già possiede. Ci immaginiamo giovani che rimangono qui o addirittura tornano. Abbiamo anche noi, molte attese, ancora prima di averla conosciuta.

Verso fine serata, l’Assessore alla cultura dice che la nostra presenza gli ricorda gli angeli nel film “gli angeli sopra Berlino”. Quelli che guardano per un po’ dall’alto e poi finiscono ad innamorarsi della vita. La serata finisce tardi e tutti noi andiamo a letto con la testa (e la pancia) piena. Il giorno dopo è previsto il nostro primo momento intimo con Rieti e la Snia Viscosa.

Questo post è stato pubblicato anche su: http://www.nextrieti.it/it/la-residenza/item/357-giorno-1-il-racconto-di-liat-rogel-il-primo-vero-incontro-lo-facciamo-attraverso-gli-occhi-e-le-parole-di-altri.html

19/09/2014No Comments

Condominio Solidale di Bruzzano MI

UNA COMUNITÀ BASATA SU ACCOGLIENZA, APERTURA E CONDIVISIONE

Bruzzano_1
L'ingresso del condominio

Il condominio è formato da tre palazzine comunicanti di tre piani ciascuna che si affacciano su un cortile, in cui vivono due comunità: una composta da sette famiglie e una comunità per malati psichici. Le famiglie fanno parte di Mondo Comunità e Famiglia, associazione nata nel 2003 che ha la sua origine nella comunità di Villapizzone, fondata a Milano nel 1978.

La comunità di abitanti

La comunità è nata con l’insediamento delle famiglie, che sono andate ad abitare nei loro appartamenti quando ancora i lavori non erano completati, e così negli anni lavorando insieme sono andati a ricostruire il luogo in cui vivono. Parallelamente c’è stato l’insediamento della comunità degli ex ospiti del Paolo Pini per i quali la presenza dei vicini e l’inserimento in un ambiente familiare è una terapia, infatti, uno dei valori che la comunità di Bruzzano condivide è proprio l’apertura. Un altro è l’accoglienza: ogni famiglia decide liberamente in che modo e chi, solitamente persone fragili, accogliere per un periodo all’interno della struttura. La condivisione è il terzo dei valori, che si traduce anche in condivisione economica: gli stipendi di tutti gli abitanti vanno su un unico conto corrente di cui ognuno utilizza quello che ritiene necessario.

Bruzzano_2
A casa di Isabella e Marco, dove siamo stati accolti con un sorriso

La collaborazione

Il metodo della condivisione ha portato alla creazione di spazi comuni, ci porta a conoscerli Marco, marito di Isabella, che ha partecipato alla realizzazione di passerelle che permettono il passaggio da un edifico all’altro per favorire i momenti di scambio e incontro e facilitare l’accesso alla dispensa comune. Il cortile è un grande parco giochi per i bambini e il luogo in cui avviene solitamente l’incontro con gli ex pazienti del Paolo Pini. La cantina è immensa ed è usata come magazzino comune o deposito anche per persone esterne alla comunità. Il salone si trova al piano terra, dove si organizzano feste e si svolgono riunioni, con la possibilità di essere affittato da persone esterne.

La Sosta Solidale è un’iniziativa partita dalle famiglie per aprirsi maggiormente all’esterno e consolidare il valore dell’accoglienza. L’ostello ha portato nuovi scambi, un flusso di persone “normali” e un servizio in più per i parenti di persone ospedalizzate che ora hanno un posto in cui dormire vicino ai loro cari; così ci spiega Isabella, che gestisce l’ostello insieme agli altri condomini.

Bruzzano_3
Il giardino del Condominio Solidale

Bruzzano_4
Grazie alle passerelle costruite dagli abitanti si passa da un’edifico all’altro per favorire i momenti di scambio e incontro

L’integrazione nel quartiere è stata graduale per entrambe le comunità. All’inizio c’erano rifiuto e diffidenza nei loro confronti, ma successivamente, soprattutto grazie all’inserimento scolastico dei figli, ci sono state delle occasioni di contatto che hanno favorito l’integrazione, non solo all’esterno del condominio ma anche al suo interno.

Bruzzano_5
Nel cortile ci s'incontra ma soprattutto si gioca!

Ci racconta ancora Isabella che ha scelto di abitare qui perché vive a stretto contatto con persone che, anche se completamente diverse da lei, le hanno permesso di confrontarsi e di mettersi in discussione, di crescere e di avere maggiore sicurezza. Il rovescio della medaglia di questo stile di vita è che per prendere decisioni nel totale rispetto di tutti, i tempi si dilatano e che a volte è difficile essere sempre bendisposti verso le esigenze degli altri, ma sapendo che la disponibilità è reciproca, c’è la volontà di superare questa difficoltà.

Il consiglio di Isabella e marco: "Se a qualcuno interessasse vivere in una comunità gli consigliamo di vederne tante per conoscere e capire qual'è lo stile più adatto."

Contatti
Indirizzo:Via Urbino 9, 20161 Milano
Websitewww.comunitaefamiglia.org
Referenti: Isabella e Marco
Mail: Isabella: escalante.isabella@gmail.com ; Marco: ma.frigerio@gmail.com

Intervista e Editing di Caterina Ardizzon e Serena Nardin

Le visite guidate fanno parte di Experimentdays Milano 11-12 ottobre 2014 
www.experimentdays-milano.it

Per registrarti:  registrati qui alla visita al Condominio Solidale di Bruzzano

05/07/20141 Comment

Vuoi risparmiare 1593 euro all’anno? Collabora con i tuoi vicini!

Preparando Experimentdays-milano, ci troviamo molto spesso a dover spiegare perchè vivere in modo più collaborativo. Ci sono molte ragioni che non sono quantificabili, per esempio:  il piacere della socializzazione, la sensazione di sicurezza e l'aumento della fiducia. Ma... ho provato a quantificare quello che si può per dimostrare che abitare collaborativo conviene anche in tasca. Ho scoperto che risparmio tantissimo. Ecco a voi il calcolo.

P1050187

L’altro giorno ho visto il cartellone pubblicitario di Enel che invita a cambiare le lampadine.

Passa a LED e risparmia 150 euro all’anno. Mi pare un’ottima cosa. Certo, ci sono molti motivi

per cambiare le lampadine, per primo quello ambientale. Ma funziona sicuramente meno:

passa a LED, fai bene all’ambiente. Sull’abitare collaborativo vale lo stesso discorso. È difficile

convincere le persone sulla base del beneficio personale-sociale o del rispetto dell’ambiente.

Ci vogliono i soldi!! Solo che qui diventa molto difficile. Ogni casa collaborativa è una realtà

a sé, ogni situazione funziona diversamente. Non è un calcolo scientifico e dunque non può

essere esposto sui cartelloni. Visto però che io ho la mia esperienza personale, posso provare a

quantificare il mio risparmio economico come esempio.

Ecco la mia situazione: vivo a Milano in un condominio di 100 famiglie costruito in cooperativa,

circostanza che ci ha permesso di risparmiare parecchio. Abbiamo due sale condominiali e

una piattaforma digitale (social network) che abbiamo iniziato ad usare un anno prima del

trasferimento e utilizziamo tutt’oggi, ne potete leggere qualcosa QUI. Io vivo con mio marito e

ho due figlie piccole, non ho l’aiuto quotidiano della mia famiglia perché vivo lontana dal mio

paese d’origine.

Non entro nel merito della qualità ambientale dell’edificio, questo calcolo esiste già. Provo

invece a quantificare elementi legati alla collaborazione: al mettersi insieme, all’auto aiutarsi, ad

usufruire (bene) degli spazi condominiali.

“Come una famiglia”

P1050202

Circa una volta ogni 15 giorni i miei vicini mi aiutano con le bambine (babysitter serale oppure le

vanno a prendere all’asilo) - 3 ore x 9 euro = 27 euro alla settimana = 648 all’anno.

Una vicina mi dà quasi tutti i vestiti di sua figlia che è un po’ più grande della mia. Poi, ogni

tanto, organizziamo momenti di baratto per completare il resto. I vestiti di una bambina,

rimanendo MOLTO bassa, li posso quantificare in 200 euro l’anno.

“Acquistare insieme”

P1050205

Compriamo con il G.A.S (gruppo di acquisto solidale) condominiale molte cose. Riso, formaggi,

carne e fagioli sono particolarmente vantaggiosi. Non solo di ottima qualità ma anche ad un

buon prezzo. Comprando assieme spesso riceviamo uno sconto ulteriore. A pari qualità, direi

che risparmio circa 300 euro l’anno. (Sono stata di nuovo bassa)

Ho acquistato la macchina da cucire con due vicine risparmiando 60 euro a testa. La macchina

da cucire si compra una sola volta, ma vi saranno acquisti di prodotti di simile modalità di

utilizzo in condivisione anche gli anni successivi. Abbiamo organizzato degli incontri con una

vicina che sa cucire e ci ha insegnato, gratuitamente, a imbastire e rammendare. 4 incontri,

diciamo 40 euro = 100 euro l’anno.

Abbiamo un gruppo d’acquisto anche per la rete Wi-Fi con fibra ottica; così risparmio, sempre a

pari qualità, 10 euro al mese: 120 all’anno.

“Condividere spazi”

P1050215

Partecipo ad un corso di pilates, qui sotto casa, a pagamento, comunque spendo molto meno di

frequentare un corso esterno. 100 euro all’anno.

Uso la sala condominiale in modo privato, per feste di compleanno o per lavoro, 2 volte all’anno.

Pago 25 euro ogni volta quando affittare una sala fuori mi costerebbe almeno 100 euro.

Togliendo i costi di manutenzione annuale per famiglia, risparmio 125 euro all’anno.

Risparmio circa 1593 euro all’anno, solo perchè conosco e collaboro con i miei vicini.

Non ho incluso altri elementi come per esempio l’acquisto delle cucine, che è stato fatto

assieme ad altri futuri vicini, così da avere uno sconto del 10%. Su una cucina di qualità che è

costata 8000 euro non è poco.

E ci sono ancora molte opportunità: avere le lavanderie condominiali, acquistare insieme e poi

condividere oggetti che si usano raramente come il trapano, condividere l’automobile, gli oggetti

per le vacanze e altro ancora.

Ora posso dire: passa all’abitare collaborativo, potrai risparmiare 1593 euro all’anno.

P1050197

Illustrazioni di Jungeun Kim

https://www.facebook.com/jungeun.kim.739

11/06/2014No Comments

Experimentdays – il video

I condomini in città devono per forza essere luoghi di isolamento e solitudine? Noi non lo pensiamo! Ecco la nostra visione della casa. è la stessa che ci ha portato a organizzare Experimentdays - Milano.

Illustrazioni di: Jungeun Kim
Story, filming, editing, post production, passion and enthusiasm: Serena Nardin Caterina Ardizzon Salvatore Difrancesco

22/05/2014No Comments

Siamo on-line con experimentdays!

Abbiamo promesso ed eccoci qui. Experimentdays è online con un sito nuovo. Venite a trovarci e passate parola!

WEB_INTRO_1--1024x601

http://www.experimentdays-milano.it/

 

19/05/2014No Comments

Experimentdays Milano è qui!

Ancora qualche giorno finché lanciamo il sito internet della fiera. Nel frattempo ecco qui tutti i dettagli necessari. Segnate nell'agenda!

ExDays_Milan_descrizione generale

 

25/03/2014No Comments

Fiera dell’abitare collaborativo – Milano

cover_Exdays_milano

Eccoci! prevista per Ottobre, Experimentdays Milano sta arrivando. Abbiamo bisogno di voi, del vostro interesse e del vostro aiuto. Fatevi avanti!

Qual è l’abitare del futuro? Come si fa a rispondere alle nuove esigenze di chi non vuole rinunciare alla vita urbana e desidera avere relazioni sociali e uno stile di vita più sostenibile? Una risposta possibile sono le abitazioni collaborative.

Le abitazioni collaborative sono partecipative e accessibili, innovative e inclusive. E’ la casa nell’era dell’economia collaborativa, dove agli spazi privati si uniscono luoghi e servizi per la condivisione, lo scambio e il consumo consapevole. C’è molta voglia di reinventarsi modi di vivere che possano essere conviviali e sociali. La casa è l’opportunità di innovare e ripensare la città. In casa proprio perché si è vicini, si possono condividere spazi, attività, tempo ed energia, ma come si fa?

EXPERIMENTDAYS dà l’opportunità di coinvolgere e portare nello stesso luogo tutto il mondo dell’abitare collaborativo, organizzato in quattro aree:

Co-abitare: la vita nella casa collaborativa.
Cosa potrai trovare: progetti esistenti, facilitatori, amministratori condominiali e gestori sociali, community manager e tutti gli strumenti per la gestione condominiale e collaborativa.

Co-progettare: il progetto condiviso.
Cosa potrai trovare: progetti in corso, architetti e professionisti, facilitatori, designer e community manager.

Co-costruire: la realizzazione.
Cosa potrai trovare: cooperative edilizie, imprese edili, professionisti, strumenti finanziari, istituti di credito e fondazioni.

Collaborare: i servizi per la condivisione e la sharing economy
Cosa potrai trovare: proposte di servizi per la collaborazione dedicati alla casa e all’abitare: il car sharing di condominio, la lavanderia condivisa, il gruppo di acquisto, la spesa sociale, coworking, ....

EXPERIMENTDAYS arriva in Italia dopo 10 anni a Berlino e in Germania in cui promuove nuovi stili di vita legati all’abitare consapevole. Dalla collaborazione pluriennale tra HousingLab e id22 nasce l’idea di portare qui quest’esperienza.

Vi interssa esporre? essere partner? diventare sponsor? volete collaborare con noi per l'organizzazione?
Aspettiamo di sentirvi! 

 

20/05/2013No Comments

The house as urban welfare hub

The house, as I concluded last time has a great potential in becoming an urban welfare hub. Putting the house in the middle of the welfare system is not a new idea. The structure of city housing makes it easier to implement services. When many people share the same roof, one can easily imagine they can also share a series of services fitting their needs. This idea was described by the Utopians in different periods. Thomas More, the author of the book ‘Utopia’ who gave the movement its name, described neighborhood groups with common dining rooms and leisure facilities. Some models in northern Europe were build and tested in the beginning of the 20th century and are probably the rout of collaborative housing forms.

In Russia, in the late 1920, together with the advocacy to a more communal lifestyle, there was a shift towards offering spaces for greater individual freedom. Architects proposed some changes in the type of communal housing; they maintain the idea of needing communal areas and services but allow some freedom and privacy as well. This is the case of Narkomfin building designed by the Association of Contemporary Architects, addressed by Moisei Ginzburg and Ignaty Milinis. It is a clear example of Russian Constructivism, a first prototype of this new paradigm "transitional" of collective life.

01perspektiv

In Narkomfin, Ginzburg, broke with traditional forms of construction, spatial composition and architecture of the complex and show the radical search for a new contemporary apartment blocks. The building would become a prototype of the modern apartment blocks and housing estates throughout Europe. The building offered about 50 living units composed of 4 buildings: a dining room (with pre-cooked food), gym, solarium, gardens, daycare service. The block of services are only half finished and the building of the kindergarten was never built. A library, a two-level garden on the roof and a solarium with recreation areas together with shared kitchen and communal dining hall were completed.

building-2b-14991

M.A. Ilyin, 'Corner detail of the Narkomfin building', 
photographed in 1931 Department of Photographs, 
Shchusev State Museum of Architecture, Moscow 

Ginsburg’s nephew writes about the buiding: “the Narkomfin building was supposed to be a new type of house that would be transitional between the traditional family dwelling and the new communal way of living. At the same time, however, even the more traditional apartments here are very unusual. They resemble mini-cottages arranged along a corridor as if along an internal street. In spite of their small size, the F-type units seem larger as a result of the alternation of one- and one-and-a-half-height storeys. the upper corridor was not just an element in the house’s system of communications; it also served as a recreational space. Also recreational were the open first storey and the usable roof. All in all, the house had a wide range of public spaces linking it with its surroundings. The communal block, linked to the residential part by a second-storey passageway, and the small laundry building, approached by a special path leading through the park, made up a miniature ensemble consisting of three laconic structures”.

Narkomfin was the first fully realised building constructed to the five principles of Le Corbusier and Bauhaus professor Hinnerk Scheper worked on the colour scheme. Le Corbusier acknowledged the influence Narkomfin had on him and his Unité des Habitation (1946-1952) in Marseille, is seen as the continuation of ideas first realised by Ginzburg.

Actually the idea of the building and the fact the the building (and architecture) could have an impact on the way people live, turned out to be a failure. As well written HERE: "As a building it was designed to physically change a way of life. Ultimately, the course of political events had more impact upon the Narkomfin than it ever could have had over its inhabitants. It’s early ambitions to be the architectural engine of social reform in revolutionary Russia were so radical that they were abandoned almost as soon as the building was complete, when political pragmatism invariably set in". This is a first point that is very interesting: building and architecture alone cannot influence the inhabitants without the right political or social support.

After many years of abbondandes with various projects that failed (like The WATCH ), Alexei Ginzburg, grandson of the building's designer, has led the effort to preserve the building. In 2008 an exhibition titled Narkomfin House and its Importance was hosted in the Schusev State Museum of Architecture. Additionally, plans were announced for the Narkomfin building to be converted into a boutique hotel by real estate developers MIAN. In January 2009 it was reported that these plans had been delayed as a result of changed economic conditions. in the mean time and today the building is squatted by young artists. This occupation represents an interesting trend today of return to the use of communal areas in order to permit creative and artistic work. More about the artist HERE

4226196_NARKOMFIN-esterno 02 

Today, picture from http://www.saveurbanheritage.eu/en/vanguard-space.php?media=1&id=16

17/01/2013No Comments

2012 in review

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 5.700 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 10 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.