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Cercasi coinquilino over 60

Questa è una bella storia da raccontare. È una storia talmente bella che mentre la leggerete vi sembrerà così ovvia e invece non lo è. Questa è la storia di tre pensionati: Rita, 73 anni, Alessandro, 79, e Gabriella, 72.

Alessandro e Rita li abbiamo conosciuti 2 anni fa. Sono venuti da noi, in associazione, assieme ad altri amici dell’associazione GeCoh, con lo scopo di fare nascere un grande progetto di cohousing. Per loro, tutte persone di una certa età ed esperienza, la progettazione del cohousing è diventata un bel modo per pensare al futuro. Un futuro in una casa bella, ampia, ma soprattutto con spazi e tempi da condividere con amici. Un luogo dove invecchiare insieme. Da allora il progetto non è ancora nato anche se il gruppo continua a vedersi e a pianificare. Nel frattempo, Alessandro comincia a pensare che forse non vedrà questo progetto di cohousing nascere. Il figlio di Rita esce di casa e questo crea un momento di riflessione. I due decidono di fare una cosa che di solito fanno gli studenti universitari: cercare un appartamento in affitto da condividere. Dopo pochissimo, trovano una soluzione nel quartiere di Castelletto, una delle zone più eleganti e panoramiche della città: un appartamento spazioso, con quattro camere da letto, un grande soggiorno con una vista mozzafiato, cucina e due bagni. A loro si unisce Gabriella, impiegata in pensione, che viveva da sola in un alloggio per lei troppo grande e decide perciò di lasciare a suo figlio e alla sua famiglia. L’idea di vivere in uno spazio dimensionalmente più adeguato e in compagnia di altre persone è per lei la soluzione ideale. Sceglie la stanza più piccola della casa, in modo da riuscire anche a risparmiare qualcosa.

Non sono mancate le critiche nei loro confronti: “che ci andate a fare, non siete più studenti”, “lasci casa per trasferirti 10 metri più in là…” e altri ancora. Ma loro sono felici e continuano a creare piani futuri. Nello stesso palazzo c’è ancora un appartamento, con un terrazzo e un piccolo giardino ma senza vista. “Se qualcuno come noi prendesse quello, noi apriremmo la sala con vista e useremmo volentieri il giardino. Così, piano piano, potremmo avere una bella comunità di residenti e molti spazi”.

Ora, cosa c’è di incredibile in tre persone che decidono di vivere insieme? Cosa c’è di così strano nel voler combattere la solitudine, superare la visione della casa di riposo, superare l’idea che ci si deve accontentare di un monolocale?! Nulla di incredibile, una cosa ovvia e allo stesso tempo così fuori dalle righe e coraggiosa. Questa convivenza è un racconto tutto nuovo dell’abitare, dell’invecchiare, e anche, se ci permettete, del sognare. A Genova, la città più anziana d’Italia e d’Europa, questa storia è un invito alla sperimentazione di nuove forme di abitare, alla progettazione a al coraggio di fare subito, senza aspettare. Alessandro dice che “La solitudine riduce l’autonomia. Ciò vale per gli anziani ma anche per i giovani. L’ideale di una comunità abitativa è intergenerazionale, ma va bene anche che a “coalizzarsi” siano i giovani che hanno necessità di allevare insieme i bambini o gli anziani con tutti i vantaggi del caso. Si intende la compagnia, se non addirittura l’aria buona dell’amicizia, della relazione, e se fosse necessario il fisioterapista o la badante per tutti”.

Ad oggi, 16 Novembre 2018, MANCA ANCORA UN COINQUILINO NELLA CASA DI ALESSANDRO, RITA E GABRIELLA.

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