23/07/2020No Comments

La resilienza delle abitazioni collaborative in Italia durante il lockdown

Quando nel 2017 abbiamo mappato le abitazioni collaborative in Italia, abbiamo concluso definendole come laboratori di innovazione per il mercato immobiliare. Abbiamo infatti scoperto che le persone che vivevano in co-housing erano più aperte a sperimentare nuove pratiche: nuovi modi di produrre/risparmiare l'energia, strategie di integrazione, piccole economie ecc.   

Quando è arrivato il lockdown durante la pandemia di COVID-19 ci siamo incuriositi dei progetti di abitare collaborativo che conoscevamo. È diverso vivere in un ambiente collaborativo? Come faranno gli abitanti ad affrontare la situazione? Cosa cambierà? Le nostre principali preoccupazioni riguardavano gli spazi condivisi, che in molti casi non potevano essere utilizzati durante questo periodo di tempo, ma anche il rischio di un forte isolamento all'interno di una comunità abituata invece a una quotidianità di scambi e condivisioni. Abbiamo contattato alcune delle persone che vivono in questi contesti e abbiamo chiesto loro informazioni sulle loro pratiche, ecco cosa abbiamo trovato:

Essere vicini, anche senza spazi condivisi: Green Opificio è un progetto piuttosto recente, inaugurato nel novembre 2018. 82 appartamenti che condividono alcuni spazi comunitari (una palestra, una sala living, uno spazio per i bambini, la lavanderia) in cui vengono auto organizzate attività collettive. Uno dei primi effetti del lockdown su Green Opificio è stato la chiusura degli spazi comuni in quanto non era sicuro utilizzarli. È stata quindi una sfida coltivare le relazioni e gli scambi tra vicini, visto che la maggior parte della collaborazione avviene proprio in questi spazi. E così la comunità di condomini ha utilizzato i suoi canali digitali (whatsapp e gruppo di facebook) per rimanere in contatto e offrire aiuto in caso di necessità. Sono stati anche organizzati alcuni momenti sociali, per esempio raccogliendo durante la settimana le canzoni preferite degli abitanti e suonandole da uno dei balconi il venerdì sera. Con l’allentamento del lockdown Nuova Armenia, un'associazione culturale locale che promuove da anni l’iniziativa Cinema di Ringhiera, ha organizzato una proiezione di un film nel cortile dell'edificio.

105362990_1680814742072807_2241349115121124707_o-1

Green Opificio, Milano. Serata cinema con Nuova Armenia. Quando gli spazi comuni chiusi non si possono utilizzare, gli spazi esterni come i cortili consentono di organizzare comunque momenti collettivi. Fonte foto: https://www.facebook.com/NuovoArmenia/

Acquisti locali - Smart Lainate è un progetto di 89 appartamenti, in una piccola città vicino a Milano. Un soggiorno e una cucina comuni, uno spazio coworking e uno per i bambini sono stati tutti chiusi a chiave. Fare la spesa durante il lockdown non era semplice tra code e difficoltà di organizzazione domestica, soprattutto per le famiglie con bambini, e così il gruppo di vicini che fa parte del G.A.S. Abitaresmart si è interrogato su come poter essere d’aiuto per gli altri condomini. Sono riusciti a rafforzare gli acquisti locali presso i produttori vicini, aumentando le quantità e differenziando le tipologie di merce, in questo modo hanno supportato sia gli abitanti che i contadini. L’attività del G.A.S. condominiale era già in corso prima della chiusura, ma durante il lockdown è cresciuta in modo significativo in quanto è diventata improvvisamente l'opzione più comoda, coinvolgendo così anche quei vicini che fino a quel momento non avevano ancora sperimentato questa modalità di acquisti collettivi.   

Come una grande famiglia - Cohousing Base Gaia è un progetto recente, interamente promosso e realizzato da un gruppo di 10 famiglie. I cohousers si sono trasferiti nella casa pochi mesi prima del lockdown, ma si conoscono molto bene dopo gli anni passati a confrontarsi e progettare insieme. Hanno deciso di agire come una grande famiglia, affrontando il lockdown come gruppo e non come singoli nuclei. Questo ha permesso loro di continuare a utilizzare gli spazi condivisi e di mantenere forti relazioni sociali anche in questo periodo, evitando l'isolamento. Chiaramente ogni membro doveva essere estremamente responsabile e reattivo in caso di segni di malattia. Potendo utilizzare gli spazi comuni e fare a turno, la gestione dello smart working e della cura dei bambini è stata molto semplice. 

89689389_2468878233372461_4480521582678114304_o-1

Cohousing Base Gaia, Milano. I cohouser hanno trascorso l'isolamento come una grande famiglia. Foto fonte: https://www.facebook.com/cohousingbasegaia/

Prendersi cura dei vicini - Coabitazioni solidali è un'iniziativa di ACMOS in cui i giovani hanno accesso ad alloggi a prezzi accessibili in cambio di ore di volontariato all’interno del condominio o del quartiere, in contesti abitati spesso da persone fragili. Durante il lockdown hanno inventato molti modi per assistere le persone anziane che vivono accanto a loro. Fare la spesa, per esempio, è stata anche una scusa per fermarsi un attimo davanti alla porta di casa e chiedere come stavano. Mantenere il rituale del caffè dopo pranzo con i vicini, anche se parlandosi tra una finestra e l’altra, o animare il condominio con concerti dai balconi sono stati modi per tenere alto il morale dei vicini e aiutarli ad affrontare meglio l’isolamento.

90603160_10157816547411131_2014834343272251392_o-1

Coabitazione Solidale "Filo continuo", Torino. I giovani si occupavano di fare la spesa per i vicini.  Foto fonte: https://www.facebook.com/associazioneacmos/

L'osservazione di questi comportamenti durante la crisi COVID19 rafforza la nostra visione dei cohousing come laboratorio di innovazione. Essi hanno dimostrato infatti un'estrema capacità di resistenza e facilità nel reinventare la loro situazione, sfruttando al meglio le relazioni umane che avevano coltivato in precedenza. La comunità è il punto di forza dell'abitare collaborativo e permette alle case di diventare una struttura molto flessibile per il benessere sociale.

Crediamo che questa pandemia possa essere un bene per spingere verso soluzioni abitative più collaborative. Non solo quelle esistenti hanno dimostrato di essere adattabili e in grado di affrontare la crisi, ma anche le abitazioni non collaborative hanno mostrato segnali in questa direzione. In molte città, infatti, le persone hanno riscoperto i propri vicini: abbiamo sentito tante storie su come sia diventa un'abitudine salutare e fare due chiacchiere da un balcone all’altro, offrire una torta, usare un'area comune come un cortile per fare attività insieme. La combinazione di queste due osservazioni speriamo possa portare a un cambiamento più rapido nel mercato immobiliare e a creare una domanda di alloggi più collaborativi.

01/04/2020No Comments

Progetto CASA_Cohousing in Affitto – SAMASSI

notturno

A Samassi, in una casa ispirata all’architettura tradizionale delle case a corte campidanesi, è possibile andare ad abitare in affitto con altre persone che desiderano godere della tranquillità di un paese, vicino alla città di Cagliari. La grande casa sviluppata su due livelli offre la possibilità di condividere ampi spazi come la zona giorno che affaccia su un’elegante veranda, la palestra e il giardino con l’orto. Il livello superiore sarà ridistribuito in appartamenti successivamente al percorso di progettazione partecipata che coinvolgerà gli abitanti, guidato dal team di Re.coh.

 

AFFITTO

disponibili da 3 a 5 alloggi localizzati nel piano superiore

anno di costruzione: 1950

n° appartamenti: 5

SPAZI CONDIVISI: zona giorno, cucina, palestra, veranda, orto, giardino

 SERVIZI CONDIVISI: da stabilire attraverso il percorso di progettazione partecipata

SPAZI E SERVIZI NELLE VICINANZE: tutti i servizi principali, inclusa la stazione dei treni

Indirizzo: via Roma, 53, Samassi SU

CONTATTI
info@recoh.org

cucina  soggiorno  veranda

cortile

22/03/2019No Comments

Green Opificio

[section background_image="" text_color="#E5487A" background_color="#F0F0F0"]Nome del progetto: Green Opificio
Luogo di progetto: Milano
Date del pogetto: 2019-attuale / 10 mesi
Attività: accompagnamento verso l’autogestione degli spazi e dei servizi tramite community building, capacity building e service co-design.
Housinglab accompagna la comunità con un percorso di 10 mesi dopo il trasferimento. Durante il percorso ci occupiamo di community building, capacity building e service co-design. L’intento è quello di portare la comunità ad una propria autonomia, accompagnando inizialmente la gestione in modo stabile e lasciando successivamente sempre più responsabilità agli abitanti stessi.
Green Opificio - Dimore Evolute Srl[/section]

img_3075 img_3048

Auto gestione accompagnata

L’implementazione di spazi e servizi richiede anche una nuova progettazione gestionale. In questo caso, gli abitanti diventano gestori degli spazi e dei servizi e dovranno garantire la buona funzione e il mantenimento nel tempo. Per permettere ad una grande comunità di fare ciò, serve un percorso dedicato che possa dare a loro strumenti utili ed aiutare a sviluppare una capacità gestionale collettiva. Housinglab accompagna la comunità con un percorso di 10 mesi in seguito al trasferimento. Durante il percorso ci occupiamo di community building, capacity building e service co-design. L’intento è quello di portare la comunità ad una propria autonomia, accompagnando inizialmente la gestione in modo stabile e lasciando successivamente sempre più responsabilità agli abitanti stessi. Progettare abitazioni collaborative significa agire in parallelo su due piani strettamente collegati: quello delle relazioni, della responsabilità e della visione comune, in altre parole di un allineamento e di una fiducia reciproca, e quello degli spazi e delle attività che rappresentano e danno forma al sistema delle relazioni e permettono di dare valore alla collaborazione.

 

Il progetto Green Opificio

Il progetto Green Opificio è costituito da uno spazioso fabbricato riqualificato in chiave contemporanea. Design, innovazione e sostenibilità sono il fil rouge che accompagna uno stile di vita alternativo. Green Opificio ospita circa 70 appartamenti di differenti tagli e metrature: ad accumunarli, impianti tecnologici all’avanguardia, ottime finiture e ampi balconi. Benessere, sicurezza e convenienza sono le principali parole d’ordine di un progetto studiato su misura per rispondere alle esigenze contemporanee. All’ultimo piano, 6 attici esclusivi completano la proposta immobiliare.Il residence è provvisto di spazi collettivi innovativi e di servizi esclusivi. Una hall di oltre 150 metri quadrati e una monumentale scala in acciaio dal design accattivante rendono l’ingresso dell’edificio memorabile; uno spazio all’aperto di 3.500 metri quadrati completamente intercluso contribuisce a rendere il residence ancora più esclusivo.

21/03/2019No Comments

Residenze Smart Lainate

[section background_image="" text_color="#E5487A" background_color="#F0F0F0"]Nome del progetto: Residenze Smart Lainate
Luogo di progetto: Lainate (MI)
Date del pogetto: 2017/2018 - 18 mesi
Attività: accompagnamento verso l’autogestione degli spazi e dei servizi tramite community building, capacity building e service co-design.
Housinglab accompagna la comunità con un percorso di 18 mesi (6 mesi prima del trasferimento e 1 anno dopo). Durante il percorso ci occupiamo di community building, capacity building e service co-design. L’intento è quello di portare la comunità ad una propria autonomia, accompagnando inizialmente la gestione in modo stabile e lasciando successivamente sempre più responsabilità agli abitanti stessi.
Residenze Smart Lainate - Soc. Coop. Abitare Smart[/section]

img_20181124_180816914_burst000_cover_top p1210847

Auto gestione accompagnata

L’implementazione di spazi e servizi richiede anche una nuova progettazione gestionale. In questo caso, gli abitanti diventano gestori degli spazi e dei servizi e dovranno garantire la buona funzione e il mantenimento nel tempo. Per permettere ad una grande comunità di fare ciò, serve un percorso dedicato che possa dare a loro strumenti utili ed aiutare a sviluppare una capacità gestionale collettiva. Housinglab accompagna la comunità con un percorso di 18 mesi (6 mesi prima del trasferimento e 1 anno dopo). Durante il percorso ci occupiamo di community building, capacity building e service co-design. L’intento è quello di portare la comunità ad una propria autonomia, accompagnando inizialmente la gestione in modo stabile e lasciando successivamente sempre più responsabilità agli abitanti stessi. Progettare abitazioni collaborative significa agire in parallelo su due piani strettamente collegati: quello delle relazioni, della responsabilità e della visione comune, in altre parole di un allineamento e di una fiducia reciproca, e quello degli spazi e dei servizi che rappresentano e danno forma al sistema delle relazioni e permettono di dare valore alla collaborazione.

Uscire dal mindset condominiale-tradizionale

Una comunità fortemente coesa, che condivide aspettative e obiettivi, è una comunità capace di autogestire spazi e servizi e di alimentare le attività nel tempo aumentando il valore dell’abitare. La formazione di tale comunità e la sua resilienza non sono da dare per scontate e richiedono alcuni strumenti e competenze in grado di accelerare e strutturare tali processi. Diventa necessario accompagnare gli abitanti nell’uscita da un mindset tradizionale-condominiale verso un’assunzione di responsabilità individuale positiva e propositiva per il proprio contesto abitativo. In questo scenario si inserisce la possibilità di prendersi cura in maniera diretta degli spazi collaborativi a disposizione degli abitanti. E’ fondamentale, in questo senso, porre l’attenzione sulla diversa natura di tali spazi che varia in base agli utenti e al modello di funzionamento e di gestione. Luoghi come la club house, la sala bambini, il deposito del Gas, così come l’organizzazione di attività conviviali, fanno riferimento ad interazioni più informali che coinvolgono esclusivamente i residenti e che hanno bisogno di relazioni salde e chiare. In maniera diversa, servizi strutturati come ad esempio la palestra o la lavanderia prevedono modelli di relazione diversi.

Quando la cooperativa incontra l'imprenditoria sociale

Residenze Smart Lainate è un progetto di abitare collaborativo e cooperativo. Il progetto prevede 89 appartamenti e ampi spazi comuni. In questo contesto, siamo stati coinvolti per accompagnare la comunità degli abitanti verso l’autogestione degli spazi e dei servizi. Abitare smart è una cooperativa privata con una visione sociale che progetta e realizza residenze di altissima qualità. La cooperativa è stata costituita da Franco Sala, imprenditore con una visione etica e sostenibile del costruire, attivo nel settore immobiliare da oltre 40 anni, durante i quali ha fondato importanti società di costruzioni che col tempo sono state promosse e associate alle imprese di costruzioni. Sono oltre 3000 gli alloggi (senza nessun invenduto) che negli anni sono stati costruiti e consegnati tra Lombardia, Piemonte e Umbria. Nel caso delle residenze smart, il progetto imprenditoriale viene ulteriormente innovato e, oltre alla garanzia della sostenibilità economica ed ambientale, si integrano spazi e servizi per la comunità che ci andrà ad abitare.

Un progetto architettonico che parte dalla comunità

Il progetto è costituito da 6 palazzine moderne e dalle dimensioni contenute, composte ognuna da 3 piani fuori terra con circa 15 alloggi ciascuna, in un contesto di 15.000 metri quadri di terreno. Le costruzioni sono di ottimo livello qualitativo e realizzate con materiali ecologici e isolanti sia dal punto di vista termico sia da quello acustico. Il risparmio energetico è garantito dalle numerose soluzioni tecniche adottate, come, ad esempio, il pavimento radiante, la coibentazione per alta classe energetica e i pannelli fotovoltaici, che consentono di ridurre al minimo le spese in bolletta. Il progetto architettonico delle residenze smart a lainate è dell’architetto Claudio Fazzini, professore ordinario al Politecnico di Milano.  “il progetto residenze smart a Lainate, oltre a comprendere innovazioni tecnologiche e costruttive di elevata qualità, è guidato da un approccio “social contact design”, in cui la progettazione degli spazi fisici è pensata per incoraggiare un forte senso di comunità. Spazi e servizi collettivi diventano parte integrante della vita quotidiana e, trasformati in alto valore aggiunto, contribuiscono ad accrescere la qualità della vita.”

16/11/2018No Comments

Cercasi coinquilino over 60

Questa è una bella storia da raccontare. È una storia talmente bella che mentre la leggerete vi sembrerà così ovvia e invece non lo è. Questa è la storia di tre pensionati: Rita, 73 anni, Alessandro, 79, e Gabriella, 72.

Alessandro e Rita li abbiamo conosciuti 2 anni fa. Sono venuti da noi, in associazione, assieme ad altri amici dell’associazione GeCoh, con lo scopo di fare nascere un grande progetto di cohousing. Per loro, tutte persone di una certa età ed esperienza, la progettazione del cohousing è diventata un bel modo per pensare al futuro. Un futuro in una casa bella, ampia, ma soprattutto con spazi e tempi da condividere con amici. Un luogo dove invecchiare insieme. Da allora il progetto non è ancora nato anche se il gruppo continua a vedersi e a pianificare. Nel frattempo, Alessandro comincia a pensare che forse non vedrà questo progetto di cohousing nascere. Il figlio di Rita esce di casa e questo crea un momento di riflessione. I due decidono di fare una cosa che di solito fanno gli studenti universitari: cercare un appartamento in affitto da condividere. Dopo pochissimo, trovano una soluzione nel quartiere di Castelletto, una delle zone più eleganti e panoramiche della città: un appartamento spazioso, con quattro camere da letto, un grande soggiorno con una vista mozzafiato, cucina e due bagni. A loro si unisce Gabriella, impiegata in pensione, che viveva da sola in un alloggio per lei troppo grande e decide perciò di lasciare a suo figlio e alla sua famiglia. L’idea di vivere in uno spazio dimensionalmente più adeguato e in compagnia di altre persone è per lei la soluzione ideale. Sceglie la stanza più piccola della casa, in modo da riuscire anche a risparmiare qualcosa.

Non sono mancate le critiche nei loro confronti: “che ci andate a fare, non siete più studenti”, “lasci casa per trasferirti 10 metri più in là...” e altri ancora. Ma loro sono felici e continuano a creare piani futuri. Nello stesso palazzo c’è ancora un appartamento, con un terrazzo e un piccolo giardino ma senza vista. “Se qualcuno come noi prendesse quello, noi apriremmo la sala con vista e useremmo volentieri il giardino. Così, piano piano, potremmo avere una bella comunità di residenti e molti spazi”.

Ora, cosa c’è di incredibile in tre persone che decidono di vivere insieme? Cosa c’è di così strano nel voler combattere la solitudine, superare la visione della casa di riposo, superare l’idea che ci si deve accontentare di un monolocale?! Nulla di incredibile, una cosa ovvia e allo stesso tempo così fuori dalle righe e coraggiosa. Questa convivenza è un racconto tutto nuovo dell’abitare, dell’invecchiare, e anche, se ci permettete, del sognare. A Genova, la città più anziana d’Italia e d'Europa, questa storia è un invito alla sperimentazione di nuove forme di abitare, alla progettazione a al coraggio di fare subito, senza aspettare. Alessandro dice che "La solitudine riduce l'autonomia. Ciò vale per gli anziani ma anche per i giovani. L'ideale di una comunità abitativa è intergenerazionale, ma va bene anche che a "coalizzarsi" siano i giovani che hanno necessità di allevare insieme i bambini o gli anziani con tutti i vantaggi del caso. Si intende la compagnia, se non addirittura l'aria buona dell'amicizia, della relazione, e se fosse necessario il fisioterapista o la badante per tutti”.

Ad oggi, 16 Novembre 2018, MANCA ANCORA UN COINQUILINO NELLA CASA DI ALESSANDRO, RITA E GABRIELLA.

img_20180922_090812651img_20180922_090309884img_20180922_093004892_hdr

12/11/2018No Comments

PICCOLO COHOUSING TERZA ETÀ – GENOVA

img_20180922_090309884

A Genova, nel centrale e panoramico quartiere Castelletto, tre persone anziane hanno preso in affitto uno spazioso appartamento di fine Ottocento con vista, quattro camere da letto e un soggiorno da condividere. L’idea è quella di trascorrere insieme un pezzo di vita, vincendo l’isolamento e la solitudine, in attesa di realizzare un cohousing più grande e strutturato. Tre camere sono già occupate da Alessandro, sociologo (79 anni), Rita, fisioterapista in pensione (67 anni), e Gabriella, impiegata in pensione (72 anni) . Un quarto locale è disponibile per una quarta persona interessata a condividere questo pionieristico esperimento di coabitazione.

La camera disponibile misura 17 mq e la spesa è di circa € 350 mensili più le spese.

 

AFFITTO

Disponibile un locale di 17 mq all’interno di un appartamento di 180 mq, situato al 4°piano ma privo di barriere architettoniche.

anno di insediamento del gruppo: 2018

n° camere da letto: 4

SPAZI CONDIVISI: sala d’ingresso, salone con camino, cucina abitabile, 2 bagni e stanza per hobby

 SERVIZI CONDIVISI: wifi

Spazi e servizi nelle vicinanze: Ascensore pubblico, Posta, Supermercato, Bar e Piccoli negozi, Belvedere di Castelletto

Indirizzo: Spianata di Castelletto 23, Genova

 CONTATTI
Alessandro Cavalli
E-mail: aless_cavalli@hotmail.com
Telefono: 342 0509055
Rita Bonica
E-mail: ritabonic@gmail.com
Telefono: 339 8638 807

 

img_20180922_090812651 img_20180922_093004892_hdr