02/11/2015No Comments

Cohousing SANGIORGIO

Oggi vi raccontiamo un'altra bella storia di cohouser che ce l'hanno fatta, vi portiamo a Ferrara a scoprire il Cohousing San Giorgio, un progetto di vicinato collaborativo con particolare attenzione all'efficienza dell'edificio.

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Il progetto del Cohousing San Giorgio è nato dall’iniziativa dell’associazione Cohousing Solidaria, che ha radunato negli anni un gran numero di famiglie interessate ai temi dell’abitare condiviso. All’interno dell’associazione, nel 2013 è nato un gruppo di famiglie interessato a partire con il primo progetto cittadino; è stata scelta l’area, sono stati scelti i progettisti (Rizoma Architetture) e poi, attraverso un percorso di progettazione partecipata svolto con il metodo della charrette, le famiglie riunite nella Cooperativa Cohosuing Solidaria hanno definito il “progetto su misura” e successivamente indetto una gara per scegliere l’impresa di costruzioni. Il cantiere è partito nell’agosto 2014 e l’impresa, la Costruzioni Ferruccio Maestrami di Loiano-BO, ha consegnato l’edificio ad inzio giugno 2015.

Il Cohousing SANGIORGIO è stato realizzato all’interno di un lotto di circa 3500 mq a circa 2 km dal centro storico di Ferrara, affacciato sul fiume Po di Primaro, in una zona paesaggisticamente protetta a pochi passi dalla rinascimentale chiesadi S.Giorgio, patrono della città.

Planimetria

L’edificio ospita persone di diverse fasce di età, persone da sole, famiglie con bambini ed adolescenti. L'obiettivo del progetto era promuovere nuove forme di vicinato solidale nell'ambito della sostenibilità ambientale e della solidarietà tra generazioni. Il progetto è stato pensato in modo da rispondere in pieno alle esigenze individuali e collettive ed oltre alle unità immobiliari verranno realizzati numerosi spazi di condivisione.

La realizzazione dell'edificio è avvenuta in linea con i principi progettuali delle strutture in legno, con l’intenzione di raggiungere la qualificazione nZEB - nearly zero energy building. Gli aspetti compositivi principali definiscono un volume di tre piani con un fronte aperto verso il lato sud-ovest con la presenza di sporti e logge che consentono un ombreggiamento naturale delle bucature durante i mesi estivi; mentre la necessità di installare le strutture per i pannelli fotovoltaici verso sud, ha condizionato il disegno di una “Falda Solare” di superficie maggiore rispetto a quella orientata a nord.

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Il fabbricato è composto da 7 unità abitative e dei relativi spazi comuni (cucina e sala da pranzo, zona lettura e biblioteca comune, lavanderia, dispensa alimentare e angolo hobby), sviluppati su tre piani fuori terra. L’edificio si dispone parallelamente rispetto alla linea del confine di proprietà verso il fiume ed è stato realizzato con materiali naturali e riciclabili, con tecnologia costruttiva a pannelli portanti di legno tecnologia X-LAM, di spessore variabile dai 10 ai 14 cm, coibentati verso l’esterno da cappotto termico in fibra di legno spessore 20 cm. Anche i solai interpiano e quello di copertura sono stati realizzati in pannelli portanti di legno di spessore 20 cm; la copertura presenta una coibentazione di 24 cm in pannelli di fibra di legno a densità variabile e manto di copertura in lamiera.

Il volume compatto del fabbricato consente di avere un buon rapporto S/V, mentre le soluzioni progettuali ed impiantistiche adottate consentono di calcolare un indice di prestazione globale Eptot (riscaldamento+acqua calda sanitaria) = 2,2 KWh/mq anno, collocando la costruzione in classe CLASSE A+ (ora divenuta A4).

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È un edificio off-grid: non ha la connessione alla rete del gas, il sistema di smaltimento delle acque reflue viene effettuato in sito senza collegamento alla rete fognaria pubblica ed è stata installata una vasca di raccolta dell'acqua piovana di 12.700 litri, che consente l'irrigazione del giardino e dell'orto condiviso. Il sistema di riscaldamento-raffrescamento e ventilazione meccanica controllata con deumidficazione, è affidato ad un combinato di pompa di calore e macchine a ciclo entalpico, ognuna per ogni unità abitativa, il cui funzionamento è collegato all’impianto fotovoltaico da 15 kw posto in copertura. Nel bilancio dei consumi e dell’energia prodotta, a ciclo completo questi aspetti si tradurranno in una spesa per ogni famiglia prossima allo zero.

Curiosi di scoprirne di più? Seguite il loro diario di cantiere qui e venite a conoscere Rizoma Architetture a #xdaysmi15

28/10/2015No Comments

SLOWFUNDING: piattaforma di crowdfunding per il recupero di immobili abbandonati

In un territorio quale l’Italia dove si è raggiunto da tempo il grado di “saturazione da cemento”, si è assistito negli ultimi anni ad un cambio di rotta da parte del settore edilizio che oggi si concentra sempre più su interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli immobili esistenti: oltre 2 miliardi di metri quadri di edifici italiani necessitano di interventi di riqualificazione. All’interno di queste cifre vi è un patrimonio di immobili di elevata qualità storico-architettonica, oltre ad un inestimabile patrimonio di borghi minori in totale stato di abbandono che stiamo perdendo. Il loro recupero offrirebbe molteplici risvolti positivi, uno su tutti dal loro riutilizzo deriverebbero non solo vantaggi funzionali ma anche importanti valenze culturali ed economiche per tutto il territorio.Slowfunding 3

Ma qual è spesso il problema che impedisce la loro riattivazione? Molti dei proprietari di questi beni vorrebbero venderli, ma molti di più vorrebbero riattivarli e in diversi casi poter creare al loro interno attività produttive: ciò che manca a tutti loro sono le risorse economiche necessarie, le stesse che mancano ai possibili investitori e compratori perché molto spesso questi immobili hanno un costo di acquisto, recupero e gestione molto elevato. Per questo nasce Slowfunding, start up innovativa che intende sovvertire quest’impossibilità di azione dei soggetti coinvolti, rendendola possibile attraverso un sistema win-win capace di creare valore per tutte le parti coinvolte, un sistema che non si limiti al semplice recupero, ma che permetta di dare nuova vita al patrimonio secondo le correnti logiche di utilizzo.

Slowfunding 1Slowfunding è una piattaforma online di crowdfunding reward-based per il recupero e la riattivazione di immobili di potenziale valore ma in stato di abbandono. Attraverso un processo informatizzato, la piattaforma dà la possibilità ai proprietari dei beni di valorizzarli e sottoporli all’attenzione di un gruppo di investitori interessati (crowd) che coinvolti nel progetto immobiliare (esprimendo idee, preferenze ed esigenze) possano unire i loro capitali per finanziarne il recupero. In cambio ricevono il beneficio di usufruire dell’immobile stesso attraverso le varie ricompense (rewards) stabilite.

L’uso del crowdfunding nel settore immobiliare rappresenta per Slowfunding uno strumento capace di ridare ai piccoli e medi investitori un potere d’acquisto di beni spesso inaccessibili, grazie all’unione dei loro capitali ad altri investitori. Questo permette di ottenere le risorse necessarie per recuperare e riattivare questi luoghi, ricevendo in cambio il beneficio di riabitarli e dividendo con altri i costi di gestione e manutenzione.

 

L’idea scaturisce da un’analisi approfondita sul patrimonio e sul suo stato di conservazione, con un occhio particolare alle difficoltà di gestire il suo inesorabile declino. Attraverso la collaborazione e condivisione con professionisti del settore, è stato possibile trasformare quest’osservazione del territorio in un’idea imprenditoriale capace di offrire al settore immobiliare uno strumento alternativo per aiutare a rimettere in moto un processo pressoché spento.

La società oggi, conta su un team di professionisti esperti che hanno contribuito allo sviluppo dell’idea imprenditoriale. Un team di architetti ed ingegneri che crede nel progetto e lavora con una logica di “squadra”, avvalendosi di una rete di collaboratori esterni che sostengono Slowfunding in tutte le fase del processo.

Da quando la start up è attiva, Slowfunding è stata invitata a diversi eventi nazionale (Tavole rotonde, Expo, Materadio2015) ed è riuscita a ricevere diversi riconoscimenti e premi che le hanno permesso di crescere e migliorarsi. Tra i più importanti, vi sono:

- Start Cup Basilicata: Slowfunding si è aggiudicata due “premi speciali” durante la TechGarage Basilicata 2014, finale della business plan competition Start Cup Basilicata, promossa da Basilicata Innovazione e Unioncamere Basilicata, con la collaborazione di dPixel.

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  • -  TIM #Wcap Accelerator: Slowfunding è uno dei 10 talenti vincitore dell’edizione 2014 di “Working Capital Accelerator Milano”, iniziativa di Telecom Italia. Oltre ad essere stata finanziata attraverso un Grant, Slowfunding è stata accolta presso l’acceleratore TIM#Wcap di Milano, dove grazie al supporto di advisors e tutors specializzati, ha svolto un percorso d’incubazione volto ad affinare l’idea d’impresa, definire il modello di business e sviluppare il prodotto.
  • -  Intesa Sanpaolo StartUp Initiative: Slowfunding è una delle startup selezionate durante la “StartUp Initiative Smart Building & Construction 2014”, dalla piattaforma di accelerazione internazionale di Intesa Sanpaolo “StartUp Initiative” che seleziona startup hi-tech e le mette in contatto con investitori finanziari e industriali internazionali.
  • -  PNI - Premio Nazionale Innovazione: Slowfunding è uno dei primi quattro progetti d’impresa ad alto contenuto tecnologico finalista della XII edizione del Premio Nazionale per l’Innovazione 2014 tenutosi a Sassari, nel settore ITC (tecnologie della comunicazione e informazione).

Slowfunding sarà presente a Experimentdays Milano 2015

http://www.slowfunding.it/

18/10/2015No Comments

#ZUP e l’abitare: le ricette per progettare insieme

Abbiamo conosciuto ZUP e le sue ricette a #xdaysmi14, da allora un anno ricco di progettazione partecipata su cohousing, spazi comuni, orti condivisi, ma anche di collaborazioni, tra cui quella con un altro espositore, Abito. ZUP ci racconta tutto questo e altro, nell’attesa di presentarvi le sue nuove ricette a #xdaysmi15.

2-23Da circa due anni ZUP The recipe for change applica le proprie tecniche di progettazione partecipata al mondo e al tema dell’abitare, dall’housing sociale, al cohousing fino ai condomini tradizionali che cercano di migliorare la situazione abitativa. Grazie alla nostra partecipazione a Experiment Days 2014, abbiamo ulteriormente aperto il ventaglio delle nostre realizzazioni: dal #co-progettare spazi comuni come cucine o giardini e orti condivisi, alla scrittura condivisa di un regolamento di buon vicinato, al ripensamento sulla destinazione d’uso degli spazi comuni anche in condomini tradizionali, fino al supporto per affrontare e programmare ristrutturazioni per rendere la casa più sostenibile (dai consumi agli stili di vita dei suoi abitanti).

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Sono tanti i condomini che in questo momento hanno bisogno di un input positivo: dopo il boom degli anni 60 e 70, nel quale le case sono cresciute con la fisionomia di ‘fabbricati anonimi” o “dormitori”, si comprende adesso quanto questo tipo di casa e d’abitare non risponda più alle esigenze sociali, di condivisione, di solidarietà, economiche e energetiche attuali.

Soprattutto nelle grandi città, dove il concetto di famiglia tradizionale è fortemente in evoluzione, le reti di vicinato provano a sostituire o a sostenere il singolo nucleo familiare: per condividere la macchina, per fare la spesa, per tenere sotto controllo la casa durante le ferie, ecc

Il canovaccio di ZUP racconta le diverse esperienze di progettazione partecipata, i diversi cambiamenti descritti e condivisi nei laboratori, grazie a delle ricette di un nuovo abitare.

In Via Cenni, presso Cennidicambiamento, una delle realtà di cohousing più interessanti del panorama nazionale (Milano), abbiamo lavorato con un gruppo di persone che avevano bisogno di un supporto nel lavoro di coprogettazione di un orto. Senza una visione difficilmente c’è un progetto: per questo il gruppo ha capito che tipo di orto voleva e perchè, con quale impegno e per raggiungere quali risultati (in termini di benessere, di piacevole coabitazione o anche solo di raccolto) solo dopo aver affrontato un laboratorio con ZUP. Ripetiamo questo esperienza in ottobre, in un nuovo condominio della cooperativa Ferruccio Degradi a Figino.

Cenni 012Cenni 004Invece, con Abito a Rovereto, un’altro dei partecipanti di Experiment Days 2014, abbiamo scritto il ricettario del Buon Vicinato con come primo obiettivo la scrittura del regolamento del condominio e la selezione dei nuovi inquilini. Abito è una start-up trentina fondata nel 2014 per sviluppare servizi per il community building seguendo i temi dell’economia sociale, sviluppo urbano sostenibile e azioni di welfare territoriale. In sostanza lavora per la condivisione delle soluzioni e delle spese all’interno di condomini, che con la ‘scusa’ del risparmio diventano presto dei nuclei e dei modelli di abitare smart, solidale, collaborativo.

Uno dei progetti che Abito segue in questo momento è in un condominio dell’APSP, Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, Vannetti di Rovereto. Un contesto complesso, per caratteristiche di età degli inquilini, di lunga permanenza nei diversi appartamenti, di cambiamenti imminenti per via dei lavori previsti, nel quale il nostro intervento è stato l’occasione per un incontro collettivo dopo quasi 12 anni fa.

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In un primo incontro nel quale erano presenti quasi tutti gli abitanti abbiamo fatto un percorso preciso: cosa mi lega a casa mia? Perché tengo agli spazi comuni? Cosa vorrei fare negli spazi comuni? In questo modo abbiamo affrontato un percorso costruttivo sulle regole, partendo dai motivi che rendono caldo e accogliente il proprio spazio personale, fino alle possibilità di vivere meglio tutti gli spazi di un condominio e non solo quelli personali.
In poco più di due ore siamo riusciti a far descrivere alle persone degli esempi concreti e delle soluzioni potenziali per diversi disagi o esigenze. Ecco il risultato.

In altre occasioni abbiamo lavorato con pubblici privilegiati: architetti e altri professionisti del settore housing, desiderosi di imparare e di provarsi con nuove e diverse tecniche di coprogettazione. Con questi gruppi abbiamo condotto il laboratorio Come in una Cucina per dimostrare dalla pratica come ZUP diventa strumento per condividere esigenze dei (futuri) inquilini e per elaborare visioni strategiche nuove, necessarie per scegliere le soluzioni ‘tecniche’ più adatte. Come ambito di elaborazione sia la cucina (Fa La Cosa Giusta e ZUPlab presso impactHUB Milano) sia di nuovo l’orto condiviso.E le prossime ricette? Su spazi progettati da bambini, ancora su orti condivisi, su cucine? Presso condomini di impianto tradizionale o cohousing di nuova generazione?

Ve lo racconteremo durante Experiment Days 2015 con un nostro stand e con diverse attività nel programma culturale. Se intanto volete saperne di più visitate il nostro sito zuplab.com o scrivete a info@zuplab.com

#zup #therecipeforchange #zupinprogress #progettazionepartecipata #xdaysmi15

12/10/2015No Comments

Quando la Pratica Collaborativa mette tutti d’accordo

In contesti abitativi e familiari è frequente l’insorgere di conflitti, che spesso si inaspriscono al punto tale che le parti arrivano davanti a un Tribunale. C’è però un modo diverso per risolverli: la Pratica Collaborativa. Leggete cosa ci raccontano i Professionisti Collaborativi e venite a conoscerli a #xdaysmi15.

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La Pratica Collaborativa è un metodo non contenzioso di risoluzione dei conflitti, in particolare nell’ambito familiare.

Le persone e i loro interessi vengono messe al centro, consentendo di individuare soluzioni attente ai bisogni particolari di ogni famiglia e di ogni coppia.

E’ un percorso che permette di affrontare tutti gli aspetti legati alla crisi familiare – quelli legali, ma anche quelli economici e relazionali – in un clima di fiducia e trasparenza, con il supporto di professionisti altamente qualificati.

Nasce negli anni ’90, quando l’avvocato matrimonialista Stu Webb comunicava ufficialmente ad un Giudice della Corte Suprema del Minnesota che non avrebbe più patrocinato cause avanti ai Tribunali, sia per i risultati dannosi che spesso derivavano all’intera famiglia sia perché riteneva che ci potesse essere una modalità diversa e di vero aiuto alla parti per affrontare, in particolare, quel tipo di conflitto.

Dagli Stati Uniti e poi dal Canada l’idea della Pratica Collaborativa, ha cominciato pian piano a diffondersi al mondo intero. Nel 2000 si è costituita l’associazione mondiale IACP, International Academy of Collaborative Professionals (www.collaborativepractice.com) che consta oggi di più di 7000 professionisti aderenti, dislocati in quasi tutto il mondo.

In Italia, nel 2010, è stata costituita l’Associazione Italiana Professionisti Collaborativi, AIADC (praticacollaborativa.it) della quale fanno parte oggi oltre 200 professionisti formati (tra legali, facilitatori della comunicazione, commercialisti, esperti di relazioni).

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Al centro Linda K. Wray, attuale President IACP, con, da sinistra gli avvocati: Carla Marcucci, Mariacristina Mordiglia, Francesca King, Elisabetta Zecca

Scegliere la Pratica Collaborativa, per ora applicata solo ai conflitti familiari ma che presto potrebbe estendersi ad altri settori, e quindi rivolgersi a professionisti appositamente formati a tale scopo, significa volere partecipare attivamente alla trasformazione del proprio conflitto alla ricerca del raggiungimento di accordi finali, soddisfacenti per tutte le parti.

Queste infatti siederanno fin dall’inizio, personalmente, al tavolo delle trattative.

Individuati i legali collaborativi di fiducia (che dovranno entrambi essere specificatamente formati alla pratica collaborativa), con i quali le parti creeranno una particolare e più profonda intesa, si individua un facilitatore delle comunicazione che entrerà a fare parte del team che condurrà tutta la squadra ad un accordo finale condiviso. Questo comporta siglare un accordo di partecipazione, con il quale ci si impegna alla trasparenza, lealtà e rispetto nei confronti dell’altro, e che garantisce la totale riservatezza di tutto quanto dichiarato ed esibito durante il percorso collaborativo.

Gli avvocati che assistono le parti infatti non potranno poi in alcun modo assistere gli stessi clienti in un eventuale giudizio contenzioso successivo ove, per qualsiasi motivo, non si riesca a raggiungere il traguardo dell’accordo condiviso.

L’esperienza comunque mostra che nella stragrande maggioranza dei casi l’accordo condiviso viene raggiunto: le tecniche peculiari cui i professionisti sono formati, l’ambiente protetto nel quale, iniziando con lo sciogliere le difficoltà di comunicazione e successivamente approfondendo il dialogo, si cercherà di accompagnare le parti verso soluzioni durature ed orientate verso il futuro, mettono realmente al centro gli interessi reali delle parti e dei loro figli. Il percorso, fatto a volte di prove ed esperimenti, rispetterà i tempi di ciascuno, nella tolleranza e riconoscimento delle problematiche individuali che, proprio dagli stessi soggetti interessati, devono trovare una soluzione.

Dopo anni di formazione, nel 2014 si sono svolti i primi casi anche in Italia, quasi tutti risolti con soddisfazione e successo.

L’inserimento nel team del facilitatore della comunicazione è diventato elemento caratterizzante la procedura, ed a seconda della necessità dei casi, possono poi essere inserite anche altre figure imparziali, come il commercialista e l’esperto di relazioni e dei bambini.

I costi, che potrebbero spaventare in considerazione del numero dei professionisti coinvolti, in realtà, sono decisamente minori di quelli che richiederebbe un procedimento giudiziale, considerati i tempi decisamente più brevi di un giudizio e gli enormi benefici che derivano a tutti i componenti del nucleo familiare dal superamento e, comunque, dalla trasformazione del conflitto.

06/10/2015No Comments

Base Gaia chiama Terra

Vi ricordate di Base Gaia, il primo cohousing dal basso di Milano? Ve ne avevamo parlato qui.

Curiosi di sapere come sta andando, a che punto sono? L'abbiamo chiesto direttamente a loro! Gustatevi questo racconto e venite a trovarli a Experimentdays Milano!

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Un anno fa eravamo ancora un piccolo gruppo di 4 famiglie alla ricerca di nuovi interessati a condividere i nostri stessi sogni e qualche passo già realizzato: c’era un terreno candidato all’acquisto e la scelta dei professionisti che ci avrebbero seguito.

In questo anno siamo cresciuti fino ad arrivare ai 10 nuclei familiari che stanno dando vita al sogno e abiteranno Base Gaia.

Ci siamo guardati e conosciuti tutti insieme, abbiamo condiviso le nostre aspettative, i nostri dubbi, e i nostri perché di una scelta come questa, abbiamo limato qualche spigolo e siamo diventati un bel gruppo tondo tondo, pronti a rimboccarci le maniche per fare sul serio.

Abbiamo così fondato una società cooperativa per darci una forma giuridica e abbiamo acquistato il terreno opzionato in precedenza.

Abbiamo lavorato duro con tutti i professionisti che ci stanno seguendo con immensa pazienza; architetti e costruttori, commercialista e banche, avvocato e notaio, per seguire ogni fase di avanzamento del progetto, cercando di fare scelte che ci assomigliassero e nelle quali ognuno di noi si riconoscesse.

Parallelamente abbiamo mantenuto aperto un dialogo con il Comune di Milano, per costruire insieme nuove forme dell'abitare, ancora poco conosciute in questa grande città.

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Settimanalmente abbiamo lavorato sul senso degli spazi privati e su quello degli spazi comuni, ragionando sulle necessità che possono soddisfare e sulle progettualità' che potranno ospitare.

Abbiamo elaborato la forma esterna di questa nostra casa, definito tagli e forme delle singole unità abitative, degli spazi comuni, e individuato l'impresa che si occuperà di costruire la casa (Biohouse). Abbiamo steso, revisionato, depositato e firmato statuti, convenzioni e atti.

Progetti e documenti sono stati consegnati alla commissione deputata e dopo tanto lavoro, oggi siamo in attesa dei permessi per costruire.

Ma il lavoro è ancora e sempre molto! Anche se siamo fermi per qualche mese in attesa delle approvazioni necessarie, ne approfittiamo per concentrarci su di noi.

Ci siamo suddivisi in sottogruppi di lavoro, per approfondire tematiche specifiche e poter poi confrontarci in plenaria con le idee più chiare su temi quali le relazioni e le dinamiche interne tra Basisti (così ci chiamiamo amichevolmente) e per la futura vita in cui condivideremo ben più di uno spazio comune, o le relazioni da coltivare con il territorio e la città, sul web e per le iniziative cui siamo invitati a partecipare.

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Siamo certi che molto presto Base Gaia sarà un luogo reale. L’articolo 38 dell’atto costitutivo della Cooperativa, d’altronde, dice: “Siamo belli e avremo la fortuna degli audaci”.

Quando abbiamo partecipato a Experiment Days lo scorso anno pensavamo di riuscire a trovare altre famiglie interessate a portare avanti il progetto con il gruppo originario dei 4, ma in realtà in quell’occasione questo obiettivo è andato buco. Ci ha permesso però di crescere come gruppo e di capire che strada intraprendere, per creare materiale informativo e divulgativo sulla nostra esperienza ed arrivare a più persone. Experiment Days ci ha permesso di raccontarci e dunque chiarirci le idee e rendere ancora più forte il progetto che avevamo in mente fino a farlo diventare realtà.

Anche se ancora non viviamo tutti insieme pensiamo di avere intrapreso un percorso che ci ha portato alla conoscenza profonda dei nostri ideali dell’abitare, tema sul quale ci confrontiamo costantemente negli incontri che settimanalmente ci vedono riuniti.

La cosa più importante per chi sceglie di vivere in cohousing è senza dubbio unirsi ad un gruppo che sia mosso dagli stessi desideri e necessità, un gruppo con cui condividere una stessa idea che si fa progetto e successivamente realtà.

È indispensabile una carica di intraprendenza e coraggio. Chi, come noi, decide di intraprendere questo percorso dal basso (un gruppo che si costituisce e poi dà vita ad un progetto), non ha sicurezze in partenza e non può far altro che scommettere su di sé.

Utopia? No, e noi ne siamo la prova. Ci vogliono dedizione, passione, molto tempo e parecchie energie che vengono quotidianamente spese ma anche ripagate dai piccoli successi, dalle decisioni condivise e dalle risoluzioni degli inevitabili conflitti.

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È fondamentale scegliere un buon team di professionisti che siano sì esperti del loro lavoro, ma che abbiano anche la capacità di comprendere un progetto così complesso e ambizioso, nonché una buona dose di creatività e pazienza.

L'innovazione richiede spesso la capacità di cambiare prospettiva e di rimettere tutto in discussione per trovare compromessi che non abbiano il sapore della rinuncia e che tengnao sempre e comunque conto della strada già fatta.

Di fronte a tanta complessità ci si potrebbe chiedere… ma ne vale la pena? La risposta di Base Gaia e' OVVIAMENTE Sì!!!

La possibilità di concretizzare scelte diverse che sono la declinazione di un sistema di valori diverso è una enorme opportunità.

Nel nostro caso, condividere un percorso condiviso per un abitare collaborativo significa essere disposto a intrecciare vite, esperienze, storie, abitudini e interessi, perché questo diventi un motore di energia pulita e rinnovabile in tutti i sensi!

09/07/2015No Comments

#collaborativeweek – 8 giorni per parlare di stili di vita collaborativi

Logo_Rectan_Trans_HQ Questa settimana, durante l'incontro di Milano Sharing City È stata lanciata al Expo Gate di Milano la collaborative week, una settimana intera dedicata all’economia collaborativa. #collaborativeweek si terrà a Milano, ex Ansaldo, dal 7 al 14 novembre 2015. 8 giorni per parlare di casa, lavoro, comunità e piattaforme. 4 eventi rivolti agli imprenditori, agli innovatori sociali, ai professionisti, ai giornalisti, ai ricercatori, agli studenti e ai cittadini. Experimentdays Milano, promossa dall’associazione HousingLab, è la fiera dell’abitare collaborativo che promuove nuovi stili di vita legati all’abitare consapevole. Sharitaly è il primo evento in Italia, organizzato da Collaboriamo e il laboratorio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore TRAILab, il cui obiettivo è promuovere questo nuovo modello economico in un contesto di regole chiare, favorendo la contaminazione fra comunità, piattaforme collaborative, amministrazioni e grandi aziende. La Conferenza Europea del coworking, organizzato da Global Enterprise, è un evento unico che raccoglie le più significative esperienze in tema di lavoro condiviso del Vecchio Continente. Espresso Coworking, infine, è il principale momento d’incontro nazionale  per la community italiana del coworking, gestito e organizzato da Lab121 in rete con i coworking italiani. Entrambi questi ultimi eventi sono curati da Proteina. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Vuoi essere protagonista della Collaborative week? Se sei un ricercatore, un centro di ricerca o esperto proponi un tema, una relazione, una ricerca per costruire con noi il programma di incontri e dibattiti. Se sei un’organizzazione, un’associazione o una start up presenta la tua attività, prenotando uno spazio espositivo all’interno di Experimentdays, proponendo un laboratorio all’interno di Experimentdays o Sharitaly, partecipando con un’attività di networking serale o agli start up awards all’interno di Sharitaly. Infine puoi contribuire a sostenere gli eventi attraverso le formule di partnership & sponsorship previste per essere presente su tutta la comunicazione della “Collaborative Week” e su quella digitale dei diversi eventi. Se vuoi partecipare scrivi a: hello@collaborativeweek.it Cover_LQ-19

22/05/2014No Comments

Siamo on-line con experimentdays!

Abbiamo promesso ed eccoci qui. Experimentdays è online con un sito nuovo. Venite a trovarci e passate parola!

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http://www.experimentdays-milano.it/

 

25/03/2014No Comments

Fiera dell’abitare collaborativo – Milano

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Eccoci! prevista per Ottobre, Experimentdays Milano sta arrivando. Abbiamo bisogno di voi, del vostro interesse e del vostro aiuto. Fatevi avanti!

Qual è l’abitare del futuro? Come si fa a rispondere alle nuove esigenze di chi non vuole rinunciare alla vita urbana e desidera avere relazioni sociali e uno stile di vita più sostenibile? Una risposta possibile sono le abitazioni collaborative.

Le abitazioni collaborative sono partecipative e accessibili, innovative e inclusive. E’ la casa nell’era dell’economia collaborativa, dove agli spazi privati si uniscono luoghi e servizi per la condivisione, lo scambio e il consumo consapevole. C’è molta voglia di reinventarsi modi di vivere che possano essere conviviali e sociali. La casa è l’opportunità di innovare e ripensare la città. In casa proprio perché si è vicini, si possono condividere spazi, attività, tempo ed energia, ma come si fa?

EXPERIMENTDAYS dà l’opportunità di coinvolgere e portare nello stesso luogo tutto il mondo dell’abitare collaborativo, organizzato in quattro aree:

Co-abitare: la vita nella casa collaborativa.
Cosa potrai trovare: progetti esistenti, facilitatori, amministratori condominiali e gestori sociali, community manager e tutti gli strumenti per la gestione condominiale e collaborativa.

Co-progettare: il progetto condiviso.
Cosa potrai trovare: progetti in corso, architetti e professionisti, facilitatori, designer e community manager.

Co-costruire: la realizzazione.
Cosa potrai trovare: cooperative edilizie, imprese edili, professionisti, strumenti finanziari, istituti di credito e fondazioni.

Collaborare: i servizi per la condivisione e la sharing economy
Cosa potrai trovare: proposte di servizi per la collaborazione dedicati alla casa e all’abitare: il car sharing di condominio, la lavanderia condivisa, il gruppo di acquisto, la spesa sociale, coworking, ....

EXPERIMENTDAYS arriva in Italia dopo 10 anni a Berlino e in Germania in cui promuove nuovi stili di vita legati all’abitare consapevole. Dalla collaborazione pluriennale tra HousingLab e id22 nasce l’idea di portare qui quest’esperienza.

Vi interssa esporre? essere partner? diventare sponsor? volete collaborare con noi per l'organizzazione?
Aspettiamo di sentirvi! 

 

11/09/2013No Comments

Experimentdays – Fiera dell’abitare collaborativo (con segreto finale)

Siamo appena tornate da Berlino, dove abbiamo visitato di nuovo Experimentdays. Se ci leggete, vorrà dire che siete per lo meno curiosi riguardo ai nuovi modi di vivere, che forse cercate una nuova casa dove le relazioni tra i vicini siano importanti. Forse pensate che la casa possa essere una risorsa anche per il quartiere. Forse, semplicemente volete vivere meglio in città. Ma come si fa? Cos'è il cohousing? Dove trovo altre persone interessate? E chi mi aiuta poi con il progetto? Qual'è la differenza tra una cooperativa a proprietà divisa a quella a proprietà indivisa? Ci sono finanziamenti particolari? Tante domande e dubbi...

Immaginate ora di avere una fiera che metta assieme tutti gli attori coinvolti, che vi permetta di conoscere ciò che succede nella vostra città e di proporre nuovi progetti. Un luogo per i gruppi, per gli architetti, per le cooperative e le associazioni. Una fiera che vi dia l'opportunità di avere nello stesso luogo, sotto occhio tutto il mondo dell' abitare collaborativo. Questa è Experiementdays.

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In breve, Experimentdays è:

-     un evento locale annuale

-     un punto d’incontro per persone imprese e associazioni legate al mondo delle abitazioni collaborative

-     una vetrina di progetti esistenti dai quali imparare

-     una fiera di progetti architettonici e di prodotti edilizi e finanziari creati apposta per gruppi di persone che vogliano costruire e vivere assieme nel rispetto dell’ambiente

-     un luogo dove incontrare altri individui che vogliono fare gruppo o comunità esistenti che cercano nuovi membri.

-     una conferenza sul tema.

A Berlino quest'anno gli espositori erano divisi in quattro aree:

- reti e  consulenza: qui potevate trovare (tra gli altri) la piattaforma digitale per trovare i progetti WOHNPORTAL Berlin, così come Grüne Liga, che vi aiuta a trasformare il cortile in giardino. Anche Netzwerkagentur GenerationenWohnen, per abitazioni con mix sociale e prezzo equo.

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- Banche e Fondazioni: DKB Bank e GLS Bank tutte a due con prodotti finanziari pensati ad-hoc per le abitazioni sociali e di cooperazione. Le due fondazioni: Stiftung Edith Maryon e Stiftung trias con i loro processi pensati per i gruppi e i progetti dal basso.

- Cooperative, consorzi e gruppi di costruzione indipendenti: qui una lista di oltre una decina di progetti esistenti e in corso, consorzi specializzati e cooperative indipendenti. Alcuni esempi: Baugruppe Wohnhaus P03, utopia berlin, and GbR Integratives Bauvorhaben am ehemaligen Blumengrossmarkt.

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- Architetti e studi professionali: persone disponibili per sviluppo progetti, ma a volte anche con proposte indipendenti. Per esempio: Adorable Immobilien, e Büro Fabian Tacke.

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Attorno alla fiera ci sono, durante una settimana intera, molti altri eventi: workshop di costruzione, visite guidate (a carico di creative sustainable tours), conferenze e tavole rotonde. Molte persone arrivano alla fiera ed è oramai un appuntamento importante a Berlino per chi vuole trovare una casa/un gruppo/un professionista etc.

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Ora un piccolo segreto (pronti?): quest'anno ci siamo andate con una bella intenzione: capire come fare una fiera simile a Milano. Crediamo che sia ora, che i tempi siano maturi e che possa realmente portare innovazione nella nostra città e nei nostri modi di vivere.

Voi che ne dite? Noi non vediamo l'ora.

19/09/2012No Comments

Going to Berlin

Tomorrow we are living for Berlin and looking forward to the Experimentdays 12. What is Experimentdays? It is an event: market, conference international meetings and excursions, all about and around collaborative housing. The idea is simple: many people are looking for new housing forms, many architects want to design new ways of living, some organizations can help people building a common vision and some banks offer specific financing models. Put them together and you get the best way to inform people and make great networks and collaborations. In this way new collaborative housing can be built, groups can find new members and people can learn all about what is going on in the moment in Berlin. Sounds good, right? We will write you all about it and tell you about our experience and impressions. Stay tuned!

http://www.experimentdays.de